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domenica 12 marzo 2017

IL MIO QUADRO FATTO CON 3500 PEZZI DI PUZZLE

IL SIGNIFICATO DEL MIO QUADRO

Circe la Dea della Notte

Circe era un famoso strega, considerata la dea della notte, che con immenso potere dell'alchimia, pozioni magiche e veleni elaborati. Secondo la leggenda, utilizzato per trasformare gli uomini in animali, che vivono in un palazzo pieno di inganno. Figlia Perséia - la distruzione, il che significa anche di Ecate e Helios - il dio del sole, Circe era considerata la dea della Luna Nuova e Luna Nera, amore, magia, incantesimi, sogni premonitori, maledizioni, vendette, magia nera fisica, streghe, calderoni.

Con l'aiuto della sua bacchetta, pozioni, erbe e incantesimi, gli uomini in animali trasformate, le foreste si muoveva e il giorno in notte. Gli antichi scrittori Omero, Esiodo, Ovidio e Plutarco riferito le sue imprese, assicurando il suo posto nella leggenda. Ho vissuto in un palazzo incantato, circondato da lupi e leoni, gli esseri umani stregati. Si ritiene che questa isola è oggi dove è il monte Circeu.

Circe sposò il Re di Sámatas e averlo avvelenato, si rifugiò sull'isola di Ea o Eana, sulla costa d 'Italia. Il nome dell'isola Ea o Eana è tradotto come il lutto ed emanava una luce fioca e triste. Questa luce Circe identificato come la dea della morte orribile e terrore. E 'stato anche associato con i voli mortali di falchi, oltre a questi, è circondato le loro vittime e poi li stregare.

il grido del falco è "circ-circ", considerato il canto magico di Circe, che controllava sia la creazione e la dissoluzione. La sua identificazione con gli uccelli è importante perché hanno la possibilità di viaggiare liberamente tra i regni del cielo e della terra, possedeva dei segreti più nascosti, messaggeri angelici e portatori dello spirito e dell'anima. scrittori greco antico citati come "Circe di fili intrecciati", perché poteva manipolare le forze della creazione e della distruzione attraverso di noi e trecce nei capelli. Come il cerchio, era anche tessitore di destinazioni.

Nell'Odissea, nel corso delle sue peregrinazioni, l'eroe Ulisse e il suo equipaggio sono arrivati in un disperato Eana Island, dove ha vissuto Circe. Sul pianerottolo, Ulisse salì su una montagna dove vide un punto nel centro dell'isola, un palazzo circondato da alberi.

Ulisse ha inviato i suoi uomini per verificare le condizioni di ospitalità. Mentre si avvicinavano al palazzo i greci si sono trovati circondati da leoni, tigri e lupi, non feroci, ma domati dall'arte di Circe, che erano uomini trasformati in bestie dai loro incantesimi. Dall'interno del palazzo era musica soft e il canto di voce di una bella donna. Quando entrarono, li ricevette e che diffidava nulla, tranne Euriloco, il capo della spedizione. 

La dea versò del vino e dolcetti. Mentre stavano divertendo, Circe li toccava con una bacchetta magica e subito si trasformò in maiali, pur mantenendo l'intelligenza degli uomini. Euriloco affrettò a tornare alla nave e raccontare ciò che aveva visto. Ulisse poi ha deciso di andare lui stesso a cercare la liberazione di compagni.

Mentre si dirigeva al palazzo trovò il giovane Hermes, che conosceva le sue avventure e gli ha detto dei pericoli di Circe. Non essendo in grado di convincere Ulisse, Hermes gli diede il bocciolo di una pianta chiamata Moli, dotato del potere di resistere esagoni e gli ha insegnato che cosa fare.

Quando Ulisse è arrivato al palazzo è stato ricevuto dal Circe con grande cortesia, che gli serviva vino e cibo. Ma quando lei lo toccò con la sua bacchetta per trasformarlo in maiale, Ulisse estrasse la spada e accusato furiosamente contro la dea, che chiedeva per pietà. Ulisse ha chiesto che si dovrebbe lasciare che i suoi compagni di squadra e ha tirato l'incantesimo. Gli uomini hanno ripreso le sue forme e Circe promesso una festa per l' intero equipaggio.

Magnificamente trattati per diversi giorni, Ulisse ha dimenticato di tornare a Itaca, e si rassegnò a quella vita senza gloria di svago e piacere. Per alcuni anni, Ulisse rimase con Circe imparare i suoi incantesimi di magia. Infine i suoi compagni appello ai loro sentimenti più nobili, e ha deciso di lasciare.

Circe consiglia i marinai coprono le orecchie con la cera di passare in sicurezza lungo la costa dell'isola delle Sirene. Sirene erano ninfe del mare che avevano il potere di ammaliare con il suo canto, che li si gettano in mare e trovare la morte. I Ulisse, Circe gli consigliarono di legarsi al palo dando istruzioni ai suoi uomini di non liberarlo, qualunque cosa fosse che ha detto o fatto, fino a quando hanno passato l'isola delle Sirene.

Circe è la mente inconscia può trasformarsi e il suo potere per creare incantesimi distruttivi. E 'la volontà di intelligenza che conserva l'uomo nella sua natura inferiore - animale. Grazie a Hermes, simbolo trasmutazione, Ulisse inizia nell'arte magica senza essere schiavo di esso.

Dei due modi di magia: il nero - egoista e nero - che libera l'uomo dalla condizione bestiale, Ulisse decide di permettere ai suoi compagni di squadra a riscoprire la loro condizione di uomini, continuando la sua rotta ormai chiaro su quale strada da percorrere. 


L'intenzione era Ulisse tornare a Itaca e senza perdere tempo in questo mondo transitorio, continua la sua rotta. Evitare il canto delle sirene e rendendo legare all'albero della nave, Ulisse si astiene trappola che è il desiderio delle voci che risvegliano nell'uomo il desiderio di potere. Ulisse, legato per la sua volontà, sarà resistere alle forze di passione e desiderio. L'eroe dell'Odissea è l'intelligenza unita alla volontà del sé superiore, che fa tacere le voci melliflue dell'illusione.

lunedì 2 marzo 2015

10 Spiagge più belle d'Italia

1. CALA ROSSAFAVIGNANA – ISOLE EGADI – SICILIA
Questo meraviglioso gioiello, ancora selvaggio e di una indicibile bellezza, appartiene alla riserva naturale delle isole Egadi, Sicilia. Il nome “Cala Rossa” deriverebbe dal sangue versato dai Cartaginesi, sconfitti dai Romani durante la prima guerra Punica (241 a.C.). Il colore dell’acqua ha qualcosa di celestiale e vira tra l’azzurro intenso e un brillante turchino. L’Isola di Favignana è un’attrazione irresistibile per le sue tonnare storiche, i paesaggi ancora intatti, lo spettacolo della macchia mediterranea e un mare tra i più belli del mondo! Che ne dite di una granita di gelsi prima di un tuffo in queste acque da sogno?


2. CALA MARIOLU, PUNTA ISPULGI – BAUNEI – SARDEGNA
Un tappeto di sassolini, scogli e rocce franate, lambiti da un’acqua trasparente, da far invidia a quella dei paradisi tropicali che tutti conosciamo: questa è Cala Mariolu. Il nome sarebbe legato alla antica presenza della foca monaca, ghiotta del pesce (tanto da essere ribattezzata “mariòla”, “ladra”) che gli uomini del luogo riuscivano a pescare con fatica. Una delle perle del Golfo di Orosei, dal fondale basso, fatto di sassolini e sabbia rosa a tratti, una delle più belle spiagge in Italia in cui trascorrere momenti indimenticabili!

3. MARINA PICCOLA, CAPRI
Capri non ha bisogno certo di presentazioni, ma volete mettere una baia protetta da una parete di roccia con vista mozzafiato sui Faraglioni? Le spiagge di Marina Piccola sono il posto prefetto in cui godere della bella stagione e dei colori intensi di un mare tanto invitante. La spiagga più famosa si raggiungono percorrendo la scenografica via Krupp, un sentiero di scale e tornanti con sullo sfondo le bellezze di un’isola tra le più speciali al Mondo! Uh... A noi è venuta voglia di partire!

4. SPIAGGIA DEI CONIGLI, LAMPEDUSA – SICILIA
Già decretata come la più bella del Mondo, la spiaggia dei Conigli sull’Isola di Lampedusa è un invito a posticipare gli impegni, a fare le valigie e a fiondarsi sulla sabbia bianca, abbrustolendo al sole ore e ore, tra un bagno rinfrescante e una nuotata in acque paradisiache. Lo scenario è di quelli da cartolina. Raggiungete a piedi l’Isola dei Conigli e aprite bene gli occhi, potreste avvistare una delle tartarughe marine di passaggio da queste parti a fine estate. Un incanto della natura, la spiaggia da raggiungere almeno una volta nella vita!

5. FETOVAIA, ISOLA D’ELBA – ARCIPELAGO TOSCANO
La macchia mediterranea, i colori delle ginestre in fiore, un promontorio lussureggiante e la discesa al mare:una tavola turchese in cui approdare e spendere le ore più dolci della propria vacanza. La Spiaggia di Fetovaia è la più bella dell’Isola e una delle più incontaminate d’Italia. Selvaggia e suggestiva, il luogo perfetto in cui decidere di passare l’estate. Beh, noi ci stiamo facendo un pensierino!

6. MARINA DELL’ISOLA, TROPEA – CALABRIA
Nella provincia di Vibo Valentia e adagiato sulla costa tirrenica, affiora questo luogo tanto noto e amato per le sue bellezze e i suoi scenari da sogno. In un tratto in cui la costa si fa particolarmente rocciosa, l’acqua diventa chiara e cristallina, troverete questa bellissima spiaggia. Tra “Isola Bella” e la “spiaggia della Rotonda”,sabbia chiara e un mare incontaminato. La Spiaggia di Marina dell’Isola vi conquisterà di certo!

7. CALA SPINOSA – SANTA TERESA GALLURA – SARDEGNA
Arriverete qui dopo aver percorso sentieri ripidi, ma l’attesa e la fatica saranno ripagate. Riparata da costoni di roccia granitica, questa meravigliosa spiaggia nella località di Capo Testa, vi farà impazzire! Una piccola caletta segreta solo per voi, in cui fare un bagno rinfrescante tra acque di mille sfumature, dall’azzurro, fino allo smeraldo. I massi di roccia lambiscono questo tratto solitario di costa e rendono Cala Spinosa uno dei punti più interessanti del litorale per gli amanti delle immersioni subacquee. Che altro aggiungere... non dimenticate maschera e pinne! Noi siamo giù lì!

8. CHIAIA DI LUNA, PONZA – LATINA – LAZIO
Una parete di tufo bianco a delimitare i confini della spiaggia più famosa e amata del litorale pontino. Una piccola insenatura che vi lascerà senza parole. Si raggiunge dal mare e si gode appieno calandosi dalle barche che costeggiano giornalmente l’isola. Questa cala incantevole è un spettacolo della natura, un paesaggio lunare da non mancare. Una delle più belle spiagge d’Italia in cui intrattenersi fino all’ora del tramonto, prima di una cena a base di pesce in una delle taverne del posto. Che paradiso!

9. SCALA DEI TURCHI - AGRIGENTO – SICILIA
Il vento e l’acqua hanno disegnato col passare dei secoli un paesaggio da sogno, una scalinata naturale scavata nella falesia bianchissima a picco sul mare, lungo la costa di Realmonte, in provincia di Agrigento.Scala dei turchi è una delle più note spiagge italiane. Il suo profilo modellato dal tempo, il colore dell’acqua chiarissima e la sabbia fine, ne fanno una delle migliori località in cui trascorrere le proprie vacanze. Un tempo, qui i pirati turchi venivano a trovare riparo. Oggi questo è ancora un dolce approdo!

10. BAIA DELLE ZAGARE, GARGANO – PUGLIA
Tra Mattinata e Vieste, nell’area del Parco Nazionale del Gargano, troverete questa baia profumatissima (qui ifiori di zagare inebriano l’aria tutto l’anno). A poca distanza da due faraglioni di roccia bianchissima (l’Arco magico sembra essere stato plasmato da un’artista) e da grotte marine tutte da esplorare, la Baia delle Zagareè un posto incantevole e rilassante in cui apprezzare gli odori, i tesori naturali e il mare italiano in tutta la sua bellezza. Uno dei gioielli più belli della  Puglia, insieme alle spiagge assolatissime del meraviglioso Salento

martedì 5 marzo 2013

BANCHETTO PER RIPOSARE I PIEDI

Abbiamo fatto Io e Monica con materiale riciclato con bottiglia pet, costruendo un banchetto per far riposare i miei piedi, perché sono sempre al PC e dopo i miei piedi finiscono sempre gonfi...... 
mi è piaciuto moltissimo è anche comodo. Penso per chi passa molto tempo al computer e seduto che dovete fare uguale cosi contribuiamo a salvare il pianeta.



























sabato 2 marzo 2013

S.Francesco la sua storia




San Francesco d'Assisi, nato Francesco Giovanni di Pietro Bernardone (Assisi, 26 settembre 1182[1]Assisi, 3 ottobre 1226), è stato un religioso italiano.

Fondatore dell'ordine che da lui poi prese il nome, è venerato come santo dalla Chiesa cattolica. Il 4 ottobre ne viene celebrata la memoria liturgica in tutta la Chiesa cattolica (festa in Italia; solennità per la Famiglia francescana). È stato proclamato, assieme a Santa Caterina da Siena, patronoprincipale d'Italia il 18 giugno 1939 da papa Pio XII.

Conosciuto anche come "il poverello d'Assisi", la sua tomba è meta di pellegrinaggio per decine di migliaia di devoti ogni anno. La città di Assisi, a motivo del suo illustre cittadino, è assurta a simbolo di pace, soprattutto dopo aver ospitato i tre grandi incontri tra gli esponenti delle maggiori religioni del mondo, promossi da Giovanni Paolo II nel 1986 e nel 2002, e da Benedetto XVI nel 2011. Oggi, S. Francesco d'Assisi è uno dei santi più popolari e venerati del mondo.

Oltre all'opera spirituale, Francesco, grazie al Cantico delle creature, è riconosciuto come uno degli iniziatori della tradizione letteraria italiana[2].

L'infanzia 

Francesco nacque nel 1182[3] da Pietro Bernardone dei Moriconi e dalla nobile Pica Bourlemont, di origine francese, in una famiglia della borghesia emergente della città di Assisi, che, grazie all'attività di commercio in Provenza (Francia), aveva raggiunto ricchezza e benessere. Sua madre lo fece battezzare con il nome di Giovanni (dal nome dell'apostolo Giovanni) nella chiesa costruita in onore del patrono della città, il vescovo e martire Rufino, cattedrale dal 1036. Tuttavia il padre decise di cambiargli il nome in Francesco, insolito per quel tempo, in onore della Francia che aveva fatto la sua fortuna.

La sua casa, situata al centro della città, era provvista di un fondaco utilizzato come negozio e magazzino per lo stoccaggio e l'esposizione di quelle stoffe che il mercante si procurava con i suoi frequenti viaggi in Provenza. Pietro vendeva la sua pregiata merce in tutto il territorio del Ducato di Spoleto in cui all'epoca rientrava anche la città di Assisi.

Le varie agiografie del santo[4] non parlano molto della sua infanzia e della sua giovinezza: è comunque ragionevole ritenere che egli fosse stato indirizzato dal padre a prendere il suo posto negli affari della famiglia.

Dopo la scuola presso i canonici della cattedrale, che si teneva nella chiesa di San Giorgio (dove, a partire dal 1257, venne costruita l'attuale basilica di Santa Chiara), a 14 anni Francesco si dedicò a pieno titolo all'attività del commercio. Egli trascorreva la sua giovinezza tra le liete brigate degli aristocratici assisani e la cura degli affari paterni.
La guerra 

Si ha memoria di una guerra che nel 1154 contrappose Assisi a Perugia. Tra le due città esisteva una rivalità irriducibile, che si protrasse per secoli. L'odio aumentò con il fatto che Perugia si schierò con i guelfi, mentre Assisi parteggiò per la fazione ghibellina. Non fu una scelta felice quella degli assisani in quanto nel 1202 subirono una cocente sconfitta a Collestrada, vicino Perugia. Anche Francesco, come gli altri giovani, partecipò al conflitto; venne catturato e rinchiuso in carcere. L'esperienza della guerra e della prigionia lo sconvolse a tal punto da indurlo ad un totale ripensamento della sua vita: da lì iniziò un cammino di conversione, che col tempo lo portò «a vivere nella gioia di poter custodire Gesù Cristo nell'intimità del cuore»[5].

La guerra terminò nel 1203 e Francesco, gravemente malato, dopo un anno di prigionia ottenne la libertà dietro il pagamento di un riscatto, a cui provvide il padre. Tornato a casa, recuperò gradatamente la salute trascorrendo molte ore tra i possedimenti del padre. Secondo Tommaso da Celano furono questi luoghi appartati che contribuirono a risvegliare in lui un assoluto e totale amore per la natura, che vedeva come opera mirabile di Dio[6].

La conversione 

« Alto e Glorioso Dio,
illumina le tenebre del cuore mio... »
(Preghiera di san Francesco davanti al Crocifisso di san Damiano)

Da un punto di vista storico le circostanze della conversione di san Francesco non sono state chiarite e si hanno notizie solo attraverso le agiografie. Pare che abbia giocato un ruolo la sua volontà frustrata di farsi cavaliere e di partire per la crociata, ma soprattutto un crescente senso di compassione che gli ispiravano i deboli, i reietti, gli ammalati, gli emarginati: questa compassione si sarebbe trasformata poi in una vera e propria "febbre d'amore" verso il prossimo.

Nel 1203-1204 Francesco pensò di partecipare alla Crociata e quindi provò a raggiungere a Lecce la corte di Gualtieri III di Brienne, per poi muovere con gli altricavalieri alla volta di Gerusalemme. Partecipare come cavaliere ad una crociata era a quel tempo considerato uno dei massimi onori per i cristiani d'Occidente. Tuttavia, giunto a Spoleto, si ammalò nuovamente ed ebbe un profondo ravvedimento. Avrebbe raccontato in seguito di essere stato persuaso da due rivelazioninotturne[7]: nella prima egli scorse un castello pieno d'armi ed udì una voce promettergli che tutto quello sarebbe stato suo. Nella seconda sentì nuovamente la stessa voce chiedergli se gli fosse stato «più utile seguire il servo o il padrone»: alla risposta: «Il padrone», la voce rispose:
« Allora perché hai abbandonato il padrone, per seguire il servo? »

Francesco rinunciò al proprio progetto e tornò ad Assisi. Da allora egli non fu più lo stesso uomo. Si ritirava molto spesso in luoghi solitari a pregare.

Un giorno a Roma, dove venne mandato dal padre a vendere una partita di merce, non solo distribuì il denaro ricavato ai poveri, ma scambiò le sue vesti con un mendicante e si mise a chiedere l'elemosina davanti alla porta di San Pietro.

Anche il suo atteggiamento nei confronti delle altre persone mutò radicalmente: un giorno incontrò un lebbroso e, oltre a dargli l'elemosina, lo abbracciò e lo baciò. Come racconterà lo stesso Francesco, prima di quel giorno non poteva sopportare nemmeno la vista di un lebbroso: dopo questo episodio, scrisse che
« ciò che mi sembrava amaro, mi fu cambiato in dolcezza d'anima e di corpo »
(dal Testamento di san Francesco, 1226)

Ma è nel 1205 che avvenne l'episodio più importante della sua conversione: mentre pregava nella chiesa di San Damiano, raccontò di aver sentito parlare il Crocifisso, che per tre volte gli disse: «Francesco, va' e ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina».

Dopo quell'episodio, le "stranezze" del giovane si fecero ancora più frequenti: Francesco fece incetta di stoffe nel negozio del padre e andò a Foligno a venderle, vendette anche il cavallo, tornò a casa a piedi e offrì il denaro ricavato al sacerdote di San Damiano perché riparasse quella chiesina. Pietro di Bernardone diventò furente; molti ad Assisi furono solidali con quel padre che vedeva tradite le proprie aspettative: Francesco nella sua eccessiva generosità poteva essere interpretato come uno che dava sintomi di squilibrio mentale e così sicuramente lo intese il padre.

Il processo davanti al vescovo

Il padre cercò, all'inizio, di allontanare Francesco per nasconderlo alla gente. Poi, vista la sua incapacità di fronte all'irriducibile "testardaggine" del figlio, decise di denunciarlo ai consoli per vietarlo e privarlo, non tanto per il danno poco costoso subito, quanto piuttosto con la segreta speranza che, sotto la pressione della punizione della condanna dalla città, il ragazzo cambiasse atteggiamento.

Il giovane, però, si appellò ad un'altra autorità: fece ricorso al vescovo. Il processo si svolse così nel mese di gennaio (o febbraio) del 1206, nel palazzo del vescovo; «tutta Assisi»[8] fu presente al giudizio.

Francesco, non appena il padre finì di parlare,
« non sopportò indugi o esitazioni, non aspettò né fece parole; ma immediatamente, depose tutti i vestiti e li restituì al padre [...] e si denudò totalmente davanti a tutti dicendo al padre: "Finora ho chiamato te, mio padre sulla terra; d'ora in poi posso dire con tutta sicurezza: Padre nostro che sei nei cieli, perché in lui ho riposto ogni mio tesoro e ho collocato tutta la mia fiducia e la mia speranza". »

Francesco diede così inizio ad un nuovo percorso di vita. Il vescovo Guido lo coprì pudicamente agli sguardi della folla (pur non comprendendo a pieno quel gesto plateale). Con quest'atto di manifesta protezione si volle leggere l'accoglienza di Francesco nella Chiesa.
Il soggiorno a Gubbio

Da uomo nuovo Francesco cominciò il suo viaggio: nell'inverno 1206 partì per Gubbio, dove il giovane aveva da sempre diversi amici, tra cui Federico Spadalonga che aveva condiviso con Francesco anche la prigionia nelle carceri di Perugia; Federico lo accolse benevolmente nella sua casa, lo sfamò e lo rivestì. Ospite degli Spadalonga, Francesco «amante di ogni forma di umiltà, si trasferì dopo pochi mesi presso i lebbrosi restando con loro e servendo a loro tutti con somma cura.» Si trattava del lebbrosario di Gubbio che era intitolato a san Lazzaro di Betania, e nel suo Testamento Francesco disse chiaramente che la vera svolta verso la piena conversione ebbe inizio per lui a Gubbio, quando si era accostato a queste persone bisognose. Francesco non vi ebbe mai una fissa dimora: solo sette anni più tardi (nel 1213) il beato Villano, Vescovo di Gubbio, già Abate benedettino dell'Abbazia di San Pietro, concesse ai frati di stabilire una loro sede nell'antica Santa Maria della Vittoria, che la tradizione indica come il luogo in cui Francesco ammansì il famoso lupo.

I primi compagni e la predicazione 

Arrivata l'estate e placatosi lo scandalo sollevato dalla rinuncia dei beni paterni, Francesco ritornò ad Assisi. Per un certo periodo se ne stette solo, impegnato a riparare alcune chiese in rovina, come quella di San Pietro (al tempo, fuori le mura), la Porziuncola a Santa Maria degli Angeli e San Damiano.

I primi anni della conversione furono caratterizzati dalla preghiera, dal servizio ai lebbrosi, dal lavoro manuale e dall'elemosina. Francesco scelse di vivere nella povertà volontaria, ispirandosi all'esempio di Cristo, lanciando un messaggio opposto alla società duecentesca dalle facili ricchezze. Francesco rinunciò alle attrattive mondane, vivendo gioiosamente come un ignorante, un "pazzo" ovvero un "giullare", dimostrando come la sua obiezione ai valori fondanti della società di allora potesse generare una perfetta letizia. In questo senso il suo esempio aveva un che di sovversivo rispetto alla mentalità del tempo.

Il 24 febbraio 1208, giorno di san Mattia, dopo aver ascoltato il passo del Vangelo secondo Matteo nella chiesa di Santa Maria degli Angeli ad Assisi, Francesco sentì fermamente di dover portare la Parola di Dio per le strade del mondo[9]. Iniziò così la sua predicazione, dapprima nei dintorni di Assisi. Ben presto altre persone si aggregarono a lui e, con le prime adesioni, si formò il primo nucleo della comunità di frati. Il primo di essi fu Bernardo di Quintavalle, suo amico d'infanzia. Tra gli altri si ricordano Pietro Cattani, Filippo Longo di Atri, frate Egidio, frate Leone, frate Masseo, frate Elia Bombarone, frate Ginepro. Insieme ai suoi compagni, Francesco iniziò a portare le sue predicazioni fuori dall'Umbria.

Secondo le fonti del tempo, le sue sono prediche semplici e di grande presa: quando Francesco parla, riesce a conquistare gli ascoltatori. Nei Fioretti di San Francesco si narra ad esempio che a "Cannaia" ovvero Cannara (in alcune trascrizioni "Carnano")[10], gli abitanti rimangono affascinati dalle sue parole, a tal punto da suscitare una sorta di conversione di massa[11]. È in questa circostanza che Francesco pensa alla creazione del Terz'Ordine oggi denominato Ordine Francescano Secolare. In alcune versioni più tardive dei Fioretti al posto di "Carnano" o "Cannaia" (ovvero Cannara) si legge "Savurniano"[12] ma si tratta molto probabilmente di una trascrizione errata dettata da forme campanilistiche del tempo[13]. Secondo un'interpretazione che associa la nascita del Terz'Ordine Francescano al miracolo del "silenzio delle rondini" si può desumere dagli scritti del primo biografo francescano, frate Tommaso da Celano, che la fondazione (o almeno la promessa) da parte di San Francesco di istituire il Terz’Ordine Francescano è stata fatta nel 1212 ad Alviano, un borgo tra Orte ed Orvieto, poco distante da Todi. La stessa esegesi è possibile farla nella "Legenda Maior" di San Bonaventura[14].
L'approvazione del Papa 

Nel 1209, quando Francesco ebbe raccolto intorno a sé dodici compagni, si recò a Roma per ottenere l'autorizzazione della regola di vita, per sé e per i suoi frati, da parte di papa Innocenzo III. Dopo alcune esitazioni iniziali[15], il Pontefice concesse a Francesco la propria approvazione orale per il suo «Ordo fratum minorum»: a differenza degli altri ordini pauperistici, Francesco non contestava l'autorità della Chiesa, e la considerava come "madre", e le offriva sincera obbedienza. Francesco era la personalità ideale per Innocenzo, che poteva finalmente incanalare le inquietudini e il bisogno di partecipazione dei ceti più umili nel seno della Chiesa, senza porsi come antagonista ad essa scivolando nell'eresia.

Del testo presentato al Papa non ci è rimasta traccia. Gli studiosi pensano, tuttavia, che esso consistesse principalmente in brani tratti dal Vangelo, che col passare degli anni, insieme ad alcune aggiunte, confluirono a formare la «Regola non bollata», che Francesco scrisse alla Porziuncola nel 1221.
Fondazione dei primi Conventi

Di ritorno da Roma, i frati si installarono in un "tugurio" presso Rivotorto, sulla strada verso Foligno, luogo scelto perché vicino ad un ospedale di lebbrosi. Tale posto tuttavia era umido e malsano, e i frati dovettero abbandonarlo l'anno successivo, stabilendosi presso la piccola badia di Santa Maria degli Angeli, sulla pianura del Tescio, in località Porziuncola. Abbandonata in mezzo al bosco di cerri, venne concessa a Francesco e ai suoi frati dall'Abate di San Benedetto del Subasio[16].

Vocazione di Chiara e fondazione dell'Ordine femminile

Questa nuova «forma di vita» attirò anche le donne: la prima fu Chiara Scifi, figlia del nobile assisiate Favarone di Offreduccio. Nella notte della Domenica delle Palme del 1211 (o del 1212), a Santa Maria degli Angeli, chiese a Francesco di poter entrare a far parte del suo ordine, e quella stessa notte ricevette l'abito religioso dal santo. Francesco la sistemò per un po' di tempo prima presso il monastero benedettino di Bastia Umbra, poi in quello di Assisi. In seguito, quando altre ragazze (fra cui anche la sorella di Chiara, Agnese) seguirono il suo esempio, presero dimora nella chiesetta di San Damiano e diedero inizio a quello che in futuro saranno le clarisse, in cui si distingueranno sante come Caterina da Bologna, Camilla da Varano, Eustochia da Messina. Negli stessi anni diede vita alconvento di Montecasale, dove insediò una piccola comunità di seguaci e dove ripetutamente farà poi sosta nei suoi viaggi.
Confronto con il catarismo [modifica]

Ben viva era all'epoca la vicenda dei catari, eretici che predicavano un dualismo Bene/Male portato alle estreme conseguenze. Essi avevano avuto numerosi focolai nella vicina Toscana e si erano ridotti alla clandestinità dopo la sanguinosa crociata albigese del 1209. Francesco avrebbe potuto essere scambiato per un cataro per la sua povertà e la predicazione ai ceti subalterni. Ma Francesco e i suoi seguaci si distinguevano in molteplici aspetti: innanzitutto essi non mettevano in dubbio la gerarchia della Chiesa. Francesco stesso infatti insisteva sulla necessità che si amassero e si rispettassero i sacerdoti. Portato una volta davanti a un prete che viveva notoriamente in peccato, forse affinché cadesse in contraddizione (se egli non lo avesse denunziato si sarebbe potuto dire che era suo complice, se egli lo avesse fatto si sarebbe detto che Francesco non rispettava la gerarchia), Francesco si limitò a baciare le mani di quel sacerdote, "che toccano il corpo di Gesù Cristo". Inoltre Francesco non si rifiutava di mangiare alcuni cibi rifiutati dai catari (come carni, latte, uova), anzi accettava tutto quello che gli veniva offerto. Infine la differenza tra l'avversione al "mondo della Materia" (il creato) dei catari e l'amore per tutte le manifestazioni di vita di Francesco non poteva essere più stridente. Lo stesso Cantico delle creature può essere letto come un perfetto trattato di teologia anti-catara[17]. In tal caso il valore da attribuire alla preposizione "per" sarebbe quello di "complemento d'agente" (Laudato sii mi' Signore per (da) tutte le creature). Comunque il suo amore per la natura e gli animali (come la leggendaria predica agli uccelli in località Piandarca sulla strada che da Cannara si dirige a Bevagna) erano superati solo dall'amore verso gli esseri umani: la pace interiore per Francesco non era una semplice serenità, ma non poteva prescindere dalla capacità di amore, di perdono e la gioia di vivere.

Crescita dell'ordine e viaggio in Egitto

Col tempo la fama di Francesco crebbe enormemente e crebbe notevolmente anche la schiera dei frati francescani. Nel 1217 Francesco presiedette il primo deicapitoli generali dell'Ordine, che si tenne alla Porziuncola: questi sorsero con l'esigenza di impostare la vita comunitaria, di organizzare l'attività di preghiera, di rinsaldare l'unità interna ed esterna, di decidere nuove missioni, e si tenevano ogni due anni. Con il primo fu organizzata la grande espansione dell'ordine in Italia e furono inviate missioni in Germania, Francia e Spagna.

Nel 1219, si recò ad Ancona per imbarcarsi per l'Egitto e la Palestina, dove da due anni era in corso la quinta crociata. Durante questo viaggio, in occasione dell'assedio crociato alla città egiziana di Damietta, insieme a frate Illuminato ottenne dal legato pontificio (il benedettino portoghese Pelagio Galvani, cardinale vescovo di Albano), il permesso di poter passare nel campo saraceno ed incontrare, disarmati, a loro rischio e responsabilità, lo stesso sultano ayyubide al-Malik al-Kāmil, nipote di Saladino. Lo scopo dell'incontro era quello di potergli predicare il vangelo, al fine di convertire il sultano e i suoi soldati, e quindi mettere fine alle ostilità.

L'interpretazione del rapporto tra Francesco e l'Islam, e le crociate non è facile ed è ancora oggetto di discussione in quanto c'è contrapposizione tra chi vede la sua azione come un sostegno alle crociate o, al contrario, come una loro sconfessione[18]. La narrazione dell'incontro ci è pervenuta, oltre che tramite le opere di biografi francescani, anche attraverso altre testimonianze non tardive, sia cristiane sia arabe. La versione fornitaci da San Bonaventura cita maltrattamenti subiti ad opera dei soldati saraceni e la difesa, da parte di Francesco, dell'operato dei crociati e la giustificazione della guerra agli islamici infedeli.[19][20][21][22]. Nel racconto di Tommaso da Celano, Francesco suscitò profonda ammirazione nel sultano, che lo trattò con rispetto e gli offrì numerose ricchezze. Secondo la narrazione agiografica, Francesco subì anche la prova del fuoco, raffigurata in numerosi cicli dipinti. La pacifica rivoluzione che il nuovo Ordine stava compiendo cominciò ad essere palese a tutti. Iniziarono però anche i primi problemi: Francesco temeva che, ingrandendosi senza controllo, la fraternità dei Minori deviasse dai propositi iniziali[23]. Per dare l'esempio e per potersi dedicare completamente alla sua missione, nel 1220 Francesco rinunciò al governo dell'Ordine in favore dell'amico e seguace Pietro Cattani, che però morì l'anno seguente. Al successivo Capitolo Generale (detto «delle Stuoie», giugno 1221) venne scelto come vicario frate Elia. Nel 1223, con la bolla «Solet annuere», papa Onorio III approvò definitivamente la «Regola seconda» (che rispetto alla prima è più corta e contiene meno citazioni evangeliche), che fu redatta con l'aiuto del cardinale Ugolino d'Ostia (il futuro papa Gregorio IX). La doppia stesura della regola a distanza ravvicinata testimonia un ripensamento a fronte di difficoltà nel progetto; Francesco, pur non condannando in sé né la ricchezza, né la sapienza, né il potere, si rendeva conto che i frati che liberamente avevano deciso di seguirlo e di seguire la sua regola di vita stavano diventando colti e accettavano doni e ricchezze (anche se formalmente questi erano incamerati dalla Santa Sede). Non è difficile immaginare che qualcuno, magari usando la scusa di poter meglio servire il prossimo, avesse richiesto più volte una limatura della regola del 1221 e alla fine Francesco cedette, pretendendo però questa volta una fedeltà assoluta, accettandola "senza commento", cioè senza interpretazioni.
Il presepe vivente

Durante la notte di Natale del 1223, a Greccio (sulla strada che da Stroncone prosegue verso il reatino), Francesco rievocò la nascita di Gesù, facendo una rappresentazione vivente di quell'evento. Secondo le agiografie, durante la Messa, il putto raffigurante il Bambinello avrebbe preso vita più volte tra le braccia di Francesco[24]. Da questo episodio ebbe origine la tradizione del presepe[25].

Oltre alla vita attiva Francesco, forse ammalato, sentiva continuamente l'esigenza di ritirarsi in posti solitari per ritemprarsi e pregare (come, ad esempio, l'Eremo delle carceri di Assisi, sulle pendici del monte Subasio; l'Isola Maggiore sul lago Trasimeno; l'Eremo delle Celle a Cortona). Tali posti offrivano al frate il silenzio e la pace che gli consentivano una più intima preghiera.

Tra il 1224 e il 1226, ormai malato gravemente agli occhi, compose il Cantico delle creature.

Le stigmate 

« Nel crudo sasso intra Tevere ed Arno
da Cristo prese l'ultimo sigillo
che le sue membra due anni portarno. »

Secondo le agiografie, il 14 settembre 1224[26], due anni prima della morte, mentre si trovava a pregare sul monte della Verna (luogo su cui in futuro sorgerà l'omonimo santuario), Francesco avrebbe visto un Serafino crocifisso. Al termine della visione gli sarebbero comparse le stigmate: «sulle mani e sui piedi presenta delle ferite e delle escrescenze carnose, che ricordano dei chiodi e dai quali sanguina spesso». Tali agiografie raccontano inoltre che sul fianco destro aveva una ferita, come quella di un colpo di lancia. Fino alla sua morte, comunque, Francesco cercò sempre di tenere nascoste queste sue ferite.

Nell'iconografia tradizionale successiva alla sua morte, Francesco è stato sempre raffigurato con i segni delle stigmate. Per questa caratteristica Francesco è stato definito anche «alter Christus». La condivisione fisica delle pene di Cristo offriva un nuovo volto al cristianesimo, partecipe non più solo del trionfo, simboleggiato dal Cristo in gloria.

Ultimi anni di vita e la morte

Negli anni seguenti Francesco fu sempre più segnato da molte malattie (soffriva infatti di disturbi al fegato oltre che allavista). Varie volte gli furono tentati degli interventi medici per lenirgli le sofferenze, ma inutilmente. Nel giugno 1226, mentre si trovava alle Celle di Cortona, dopo una notte molto tormentata dettò il "Testamento", che vorrebbe fosse sempre legato alla "Regola", in cui esortava l'ordine a non allontanarsi dallo spirito originario.

Nel 1226 si trovava a Bogogno, presso Nocera Umbra, egli però chiese ed ottenne di poter tornare a morire nel suo "luogo santo" preferito: la Porziuncola. Qui la morte lo colse la sera del 3 ottobre[27].

Il suo corpo, dopo aver attraversato Assisi ed essere stato portato perfino in San Damiano, per essere mostrato un'ultima volta a Chiara ed alle sue consorelle, venne sepolto nella chiesa di San Giorgio. Da qui la sua salma venne trasferita nell'attuale basilica nel 1230 (quattro anni dopo la sua morte, due anni dopo la canonizzazione).
« Laudate et benedicite mi Signore,
et rengratiatelo et serviatelo cum grande humilitate. »

Spiritualità francescana

Il francescanesimo si inserisce in quel vasto movimento pauperistico del XIII secolo, in uno spirito di riforma volto contro la corruzione dei costumi degli ecclesiastici del tempo, troppo coinvolti negli interessi materiali e politici, nella sanguinosa Lotta per le investiture. A questo si deve aggiungere la fioritura del comune: la nascita delle ricche città stato, se da una parte arricchì una parte del popolo, determinò la formazione di quei ricchi ceti mercantili, il cosiddetto popolo grasso, che acquistava potere a scapito della vecchia nobiltà feudale, facendo della vita metropolitana il centro della civiltà, pur lasciandovi dentro larghissime fette del ceto contadino più indigente. Disuguaglianza sociale feroce, ma anche crisi dell'assetto sociale medievale che dovette coinvolgere Francesco in prima persona mentre esercitava la professione di mercante.

"Povertà", "obbedienza" e "castità" sono aspetti fondamentali della vita di Francesco e dei suoi discepoli. Dopo un primo periodo passato in solitudine, Francesco iniziò a vivere la propria vocazione insieme a dei compagni che volevano imitare il suo esempio. L'umiltà e l'ascetismo al quale si accompagnò l'opera del santo gli valse il nome di Imitator Christi ("Imitatore di Cristo"): da qui inizia l'esperienza della "fraternità", nella quale ciascun membro è dunque un imitator Francisci("Imitatore di Francesco"), e dunque un imitator Christi. Secondo la regola dettata da Francesco, la vita comunitaria deve cercare di conformarsi a questi principi:
Fraternità: i frati non devono vivere soli, ma devono prendersi cura dei propri fratelli (e in generale di tutti) con amore e dedizione. La stessa cura si estende incondizionatamente non solo alle creature umane, ma a tutto il creato in quanto opera di Dio e dunque sacro, vivendo in questo modo la fraternità universale.
Umiltà: porsi al di sotto di tutto e di tutti, al servizio dell'ultimo per essere davvero al servizio di Dio, liberarsi dai desideri terreni che allontanano l'uomo dal bene e dalla giustizia
Povertà: rinuncia a possedere qualsiasi bene condividendo tutto ciò che ci è dato con tutti i fratelli, partendo dai più bisognosi.

Alla preghiera e alla meditazione, la Regola francescana aggiunge lo "spirito missionario", in conformità ai precetti evangelici, assumendo una condotta completamente diversa rispetto alla norma seguita fino ad allora. È chiaro come a San Francesco interessassero soprattutto i ceti sociali più deboli, tendesse conamore fraterno verso quel "prossimo" spesso respinto e disprezzato dalla società, cioè verso il povero, il malato, il perdente, l'ultimo.

Francesco vuole essere il «minore tra i minori» (umile tra gli umili). Si sostiene che egli applicò ai compagni l'appellativo minores, dato in spregio ai popolani dai ricchi, perché lui stesso voleva incarnare la figura di "uomo del popolo". Assisi e Santa Maria degli Angeli furono e sono tuttora il cuore pulsante da cui parte e a cui ritorna l'attività missionaria di questo nuovo Ordine dei minori, come da allora in poi furono chiamati tutti coloro che seguirono (e che seguono) il santo fondatore assisano. In questo modo, lo spirito di condivisione è esempio concreto della comunione dell'anima con Dio, Gesù il Cristo, testimonianza di fede e di amore cristiano.

A imitazione dei poveri e dei mendicanti, è l'aspetto itinerante dei francescani, secondo il principio di portare il proprio sostegno materiale e spirituale al prossimo andandogli incontro là dove egli si trova: applicando questa regola alla prima persona Francesco visse e scontò un incessante vagare, portandosi fino ai confini dell'Europa, sostentandosi del frutto del lavoro che gli veniva offerto per strada e dove questo non fosse possibile, attraverso l'elemosina[28].
Una vita tra storia e teologia 

Francesco d'Assisi e la sua vita sono stati continuamente oggetto di interesse, ispirazione, imitazione, studio, confronto. Questo ha fatto sì che la narrazione biografica della sua vita sia stata connotata — fin dalle prime espressioni all'indomani della sua morte — da una grande varietà di significati e intenzioni, che inevitabilmente hanno indirizzato e influenzato la redazione della sua Vita.

Le notizie sulla vita di Francesco derivano infatti in gran parte dalle prime biografie del santo[29], dove la narrazione storica e quella teologica sono strettamente legate[30].

Nel XVI secolo con Frate Luca Wadding si mossero i primi tentativi di raccogliere documentazione storica su Francesco d'Assisi, cercando di distinguere tra storia e veneranda tradizione. Un momento di svolta in questo processo arrivò nel corso del XIX secolo, quando lo storico francese Paul Sabatier avanzò la teoria che tutte le biografie francescane "ufficiali" (quelle di Tommaso da Celano e, in modo particolare, quella di Bonaventura da Bagnoregio) sarebbero irrimediabilmente compromesse dall'intenzione "politica" degli autori, mentre più fedeli al "vero Francesco" sarebbero le biografie "ufficiose". In particolare nello Speculum perfectionis, da lui riscoperto, si potrebbe rintracciare la narrazione più affidabile sul santo di Assisi. Tale posizione ha scatenato nel tempo accesi dibattiti, stimolando nel contempo un approfondimento straordinario della ricerca storica su san Francesco.

Secondo lo storico Franco Cardini è infatti in alcuni casi difficile distinguere tra verità storica e amplificazioni simboliche: è il caso, ad esempio, degli episodi della predica agli uccelli e dell'incontro con il lupo di Gubbio. Questi ultimi potrebbero, secondo lo studioso, essere anche intesi come rielaborazioni dell'incontro, storicamente meglio documentato, con il sultano al-Malik al-Kamil, e riproporre il tema dell'incontro con l'"Altro"[31].
La predica agli uccelli

La predica agli uccelli è uno degli episodi più famosi dei Fioretti di San Francesco[32]. Secondo la tradizione, la predica agli uccelli ebbe luogo sull'antica strada che congiungeva il castello di Cannara a quello di Bevagna, nei pressi di Assisi[33]. Oggi il punto dove San Francesco d'Assisi fece il miracolo è segnalato da una pietra sita in località Piandarca nel Comune di Cannara in un'area ancora oggi incontaminata, raggiungibile attraverso un sentiero che inizia appena fuori il paese e si snoda attraverso i campi. Nei pressi della pietra e lungo l'attuale strada che porta a Bevagna (la SP403) è edificata anche una piccolaedicola a ricordo del miracolo. Più che la cronaca di un avvenimento, le agiografie descrivono un passo di vera poesia:
« ...et venne fra Cannaia et Bevagni. E passando oltre con quello fervore, levò gli occhi e vide alquanti arbori allato alla via, in su' quali era quasi infinita moltitudine d'uccelli. E entrò nel campo e cominciò a predicare alli uccelli ch'erano in terra; e subitamente quelli ch'erano in su gli arbori se ne vennono a lui insieme tutti quanti e stettono fermi, mentre che santo Francesco compié di predicare (...) Finalmente compiuta la predicazione, santo Francesco fece loro il segno della croce e diè loro licenza di partirsi; e allora tutti quelli uccelli si levarono in aria con maravigliosi canti, e poi secondo la croce c'aveva fatta loro santo Francesco si divisoro in quattro parti (...) e ciascuna schiera n'andava cantando maravigliosi canti »
(da I fioretti cap. XVI di San Francesco d'Assisi secondo la versione in Umbro volgare del XIV secolo conservati negli Archivi del Sacro convento di Assisi)

Il lupo di Gubbio 

La tradizione francescana ci ha tramandato la vicenda di un feroce lupo che terrorizzava la città di Gubbio. L'intervento di San Francesco consentì di concludere una sorta di patto di pace fra il lupo e la città: l'animale depose la sua ferocia, mentre i cittadini si impegnarono a nutrirlo ogni giorno. Secondo la narrazione, il paese si legò così tanto all'animale che, quando questo morì, i cittadini se ne dispiacquero profondamente.

L'Ordine francescano

Francesco d'Assisi realizzò tre ordini riconosciuti dalla Chiesa cattolica esistenti tutt'oggi e aventi Costituzioni proprie.
Il primo ordine è quello dei frati minori. La loro vita è ancora oggi ispirata dalla Regola bollata approvata dal papa Onorio III nel 1223[34]. In sèguito a ottocento anni di una storia molto complessa, al giorno d'oggi l'originario Ordo Minorum si divide in tre rami principali: i Frati Minori (originati dagli Osservanti e altre riforme, ma che comunque mantengono il sigillo dell'OFM), i Frati Minori Conventuali e i Frati Minori Cappuccini (detti un tempo Frati Minori della Vita Eremitica). Oltre a queste tre diramazioni storiche, vi sono oggi altre fondazioni minori che si ispirano a san Francesco e alla sua Regola. Ciascuno dei tre Ordini ha la sua propria organizzazione e struttura legale, ma tutti hanno in comune san Francesco come loro "padre" e fondatore.
Il secondo ordine è quello delle Clarisse fondato da Chiara d'Assisi, la quale ha redatto una Regola propria. È costituito da suore di clausura e attualmente è presente in tutto il mondo. Analogamente al primo ordine, anche le discepole di santa Chiara hanno subìto un percorso storico piuttosto articolato e oggi i monasteri clariani sono raccolti in diverse "obbedienze".
Il terzo ordine nacque per i laici, o meglio per i secolari, cioè coloro che, pur non entrando in convento, vivono nelle loro famiglie la spiritualità francescana. Oggi è chiamato Ordine Francescano Secolare (OFS). Parte integrante di esso è la Gioventù Francescana (Gi.Fra.): un'associazione, riconosciuta dalla Chiesa (o, come si definiscono, «fraternità»), di giovani cattolici che condividono e vivono il Vangelo e il loro essere francescani nel mondo di oggi, sul posto di lavoro o nello studio. Oltre a questi, abbiamo anche il Terzo Ordine Regolare (T.O.R.), costituito - appunto - da "regolari" cioè religiosi che, nel corso della storia, sono divenuti tali a partire da fraternità di laici intenzionati a condurre una vita di consacrazione totale. Mentre nei primi secoli l'Ordine è fortemente caratterizzato da un'incidenza della fraternità, nei secoli successivi sarà più la testimonianza di singoli importanti personaggi a esprimere il valore del vivere la penitenza nel secolo. Questo non significa che l'incidenza della fraternità sia minore; ne è la prova il fatto che ogni regime oppressivo, fino a oggi, ha visto sempre con grande preoccupazione questa sorta di ordine "religioso" presente nel mondo.

Basti pensare anche a tempi vicini a noi, alla soppressione delle Fraternità del Terz'Ordine Francescano operata da Napoleone, alla proibizione durante il regime nazista di riunirsi in Fraternità, simile a quella vigente fino a pochi anni fa in tutti i paesi dell'Est.

Per interpretare le intenzioni di san Francesco e adattare il suo ideale alle mutevoli realtà dei tempi, a partire dal duecento la Chiesa ha continuamente emesso documenti relativi alla vita della fraternità francescana, da Onorio III fino a Paolo VI, che ha approvato l'ultima regola dell'OFS (1978) attualmente in vigore.

Il culto

Papa Gregorio IX lo canonizzò il 16 luglio 1228, soltanto due anni dopo la morte. Per questo motivo, il processo di canonizzazione è stato uno dei più rapidi della storia della Chiesa cattolica. La canonizzazione di Francesco è riportata in modo molto dettagliato nella "Vita Prima" di Tommaso da Celano.

San Francesco è stato ed è tutt'oggi uno dei santi più amati dalla gente, specialmente per il suo spirito di umiltà e povertà. Nei luoghi dove ha trascorso la sua vita sono nati dei santuari, i principali dei quali sono:
Basilica di Santa Maria degli Angeli ad Assisi, che contiene la Porziuncola e la Cappella del Transito dove egli morì
Santuario di Rivotorto presso Rivotorto, che contiene il Sacro Tugurio, una prima dimora di San Francesco
Chiesa di Santa Maria della Vittoria - Convento della Vittorina - a Gubbio, detta anche Porziuncola Eugubina
Sacro Ritiro di Bellegra (Rm), noto come "Nido dei Santi", perché qui hanno vissuto, in odore di santità, numerosi frati, rifondato da San Tommaso da Cori, compatrono della città di Roma e di Bellegra.
Chiesa di San Francesco ad Alatri, in stile gotico, nella quale viene conservato un mantello che sarebbe stato donato personalmente dal Santo, nel 1222, ai confratelli dello scomparso monastero di Sant'Arcangelo.
Monastero di San Francesco a Bobbio (PC), il monastero francescano più antico del nord'Italia, fondato nel 1230 su un terreno che sarebbe stato donato al Santo in visita alla cittadina ed all'antica Abbazia di San Colombano, fra il 1210-12[35].

È da ricordare inoltre la Via Francescana della Pace, un percorso attrezzato tra le colline di Assisi e Gubbio, che riproduce fedelmente il viaggio che fece Francesco scappando dalla terra natìa ostile verso l'ospitalità Eugubina, il Cammino di Francesco nella Valle Santa di Rieti, dove è possibile ripercorrere i luoghi degli episodi che hanno caratterizzato la vita del 'Poverello' e il Cammino francescano nella Marca, itinerario che ripercorre i maggiori centri attraversati durante i suoi viaggi nelle Marche del sud.

Molte reliquie del Santo vengono oggi venerate in Italia e nel Mondo.

Il 3 ottobre viene celebrato il "transito", ovvero un momento di preghiera teso a ricordare la morte del Serafico Padre attraverso letture tratte dalle Fonti Francescane e dalla Bibbia.

Opere

Le opere scritte da san Francesco si possono suddividere in:
Regole ed Esortazioni
Lettere
Lodi e Preghiere

Quasi tutti questi scritti sono stati dettati dal santo (e perciò non autografi), però la loro attribuzione non sembra essere messa in dubbio dagli studiosi.
Regole ed esortazioni 

Regola non bollata (1221), che riprende in larga parte l'originale regola (andata perduta) che Francesco mostrò a papa Innocenzo III nel 1210. Questa regola è molto ricca di citazioni evangeliche, ed è la prima regola scritta del santo che ci è pervenuta.
Regola bollata (1223): riduzione in forma più concisa della precedente regola (comprende solo 12 capitoli e sono stati tagliati molti passi evangelici), venne presentata al papa Onorio III, che l'approvò il 29 settembre 1223 con la bolla Solet annuere.
Testamento (1226): scritto probabilmente alle Celle di Cortona, preceduto dal Piccolo Testamento redatto a Siena nell'aprile 1226, in questo breve opuscolo Francesco rievoca tutta la sua vita, le cui tappe sono state vissute dal santo come un dono del Signore (è frequente infatti l'espressione: «Il Signore mi diede...»). In esso Francesco esorta i propri frati a vivere la Regola, che adesso egli lascia loro in eredità.
Regola di vita negli eremi (scritto tra il 1217 e il 1221)
Scritti alle "povere signore": i testi di queste due lettere (Forma di vita e Ultima volontà) sono ricavate dalla regola di Santa Chiara.
Ammonizioni: raccolgono 28 pensieri di Francesco, che secondo gli storici potrebbero essere delle conclusioni di alcune conversazioni dei capitoli celebrati dai frati. Esse trattano vari argomenti, fra cui spiccano i commenti alle Beatitudini.
Lettere [modifica]
Lettera ai fedeli: ne esistono due recensioni. La più antica, che è anche la più breve, consta di due capitoli: Di coloro che fanno penitenza (che si avvicina molto alla forma di vita originale del santo) e Di coloro che non fanno penitenza. Nella seconda lettera, più lunga, vengono approfondite alcune tematiche della vita penitenziale.
Lettera a tutti i chierici (1220): in questa lettera Francesco invita tutti i consacrati a rinnovare la propria devozione verso l'Eucarestia e verso le Sacre Scritture, spinto probabilmente dall'eco del recente Concilio Lateranense IV.
Identiche tematiche si trovano nella Lettera ai reggitori dei popoli, nelle due Lettere ai custodi e nella Lettera a tutto l'Ordine.
Lettera a frate Leone, autografa di Francesco, oggi conservata in un reliquiario nel duomo di Spoleto.
Lettera ad un ministro (scritta tra il 1218 e il 1221)
Lettera a frate Antonio
Lettera a donna Jacopa: il testo è però di dubbia identificazione. Dalle agiografie si legge che Francesco, pochi giorni prima di morire, avesse fatto scrivere questa lettera per domandare a donna Jacoba de septem Soliis ("dei sette Sogli") di portargli una tunica, la cera per la sepoltura ed anche dei dolcetti. Prima che la lettera venisse inviata, però, lei stessa si presentò nella casa dove si trovava Francesco con tutto quanto egli aveva richiesto.
Lodi e preghiere
Saluto alle virtù
Saluto alla Beata Vergine Maria
Lodi di Dio Altissimo, autografo di Francesco, cui segue la Benedizione a Frate Leone, conservati nella Basilica Inferiore di San Francesco ad Assisi.
Cantico di Frate Sole, detto anche Cantico delle creature, considerata l'inizio della tradizione letteraria italiana.
Audite, poverelle (Parole con melodia), indirizzata alle suore di San Damiano, scritta in lingua volgare. Questa opera, la cui esistenza è testimoniata dalle agiografie, è stata ritrovata solo di recente e pubblicata nel 1977.
Lodi per ogni ora
Esortazione alla lode di Dio
Parafrasi del Padre Nostro
Preghiera davanti al Crocifisso di San Damiano
Absorbeat
Della vera e perfetta letizia
Ufficio della Passione del Signore

In passato gli è stata attribuita anche la Preghiera semplice, ma tale attribuzione si è dimostrata erronea.
San Francesco nell'arte 
Nella letteratura 

Dante Alighieri ricorda la figura di Francesco, guida della sposa di Cristo, nell'XI canto del Paradiso e descrive le sue "nozze mistiche" con Madonna Povertà, che
« ...privata del primo marito
millecent'anni e più dispetta e scura
fino a costui si stette senza invito »
(vv.64-66)

e che prima di morire affida ai suoi discepoli:
« a' frati suoi, sì com'a giuste rede
raccomandò la donna sua più cara
e comandò che l'amassero a fede »
(vv.112-114)

Nella pittura 

San Francesco ha ispirato numerosi pittori:
Bonaventura Berlinghieri, San Francesco e le sue storie, 1235 Pescia, chiesa di San Francesco (l'iconografia delle storie di Francesco viene definita per la prima volta)
Giotto, nella Basilica di San Francesco d'Assisi.
Benozzo Gozzoli, nella chiesa di San Francesco a Montefalco, ciclo di affreschi raffiguranti episodi della vita del santo.
Antonio Colantonio, San Francesco consegna le Regole agli Ordini francescani.
Guercino, San Francesco riceve le stigmate.
Gaudenzio Ferrari San Francesco riceve le stigmate Pinacoteca civica di Varallo.
Tanzio da Varallo San Francesco riceve le stigmate sul Monte della Verna Pinacoteca civica di Varallo.

L'esempio francescano che sottolineava la compassione verso la sofferenza di Cristo impose una nuova raffigurazione del Crocifisso: non più il Cristo triumphans, cioè trionfante (da occhi aperti e in ieratica assenza di pena), ma il Cristo patiens, cioè sofferente, col capo reclinato in una smorfia di dolore e il corpo morto, cadente. Il cosiddetto Maestro bizantino del Crocifisso di Pisa fu forse il primo artista a portare in Italia questa rappresentazione, che venne poi sviluppata, su commissione dei francescani stessi, da Giunta Pisano, da Cimabue e da Giotto e i suoi seguaci.
Nel cinema e nella televisione [modifica]

San Francesco ha ispirato numerosi registi:
1966: Sceneggiato televisivo Francesco d'Assisi, regia di Liliana Cavani.
1989: film Francesco, regia di Liliana Cavani.
2002: film Francesco, regia di Michele Soavi.
2007: miniserie tv (2 puntate) Chiara e Francesco, regia di Fabrizio Costa
Nella musica [modifica]
1880: Preludio per il Cantico del Sol di San Francesco d'Assisi S.499a per pianoforte o organo, Franz Liszt (Raiding 1811- Bayreuth 1886)
1880: Cantico del Sol di San Francesco d'Assisi S.4 per Orchestra, Organo, Coro Maschile e Baritono solista (in 2 versioni), Franz Liszt (Raiding 1811- Bayreuth 1886)
1881: Cantico del Sol di San Francesco d'Assisi S.499, trascrizione per pianoforte, Franz Liszt (Raiding 1811- Bayreuth 1886)
1863: Leggenda N°1 San Francesco d'Assisi: la predicazione agli uccelli S.175/1 per pianoforte, Franz Liszt (Raiding 1811- Bayreuth 1886)
1924: Le Laudi di San Francesco d'Assisi. Der Sonnengesang des heiligen Franziskus von Assisi Cantico delle Creature per Coro, Soli, Voci di ragazzi, Organo ed Orchestra, Op. 25, di Hermann Suter, Svizzera (Kaiserstuhl, 1870 - Basel, 1926).
1972 Fratello Sole, sorella Luna colonna sonora composta da Riz Ortolani, interpretata da Claudio Baglioni e da Donovan (nella versione inglese col titolo "Brother sun, sister moon") per l'omonimo film diFranco Zeffirelli.
1981: musical Forza Venite Gente, di Michele Paulicelli.
1984: San Francesco dall'album musicale Così... di Paolo Spoladore.
2000 (in occasione del Giubileo): album musicale L'infinitamente piccolo, di Angelo Branduardi.
2001: Altissimo dall'album musicale Unanima di Paolo Spoladore.
2004: Francesco, brano di Mango, tratto dall'album Ti porto in Africa
2006: opera lirica Francesco d'Assisi, composta da Orio Odori su libretto di Daniele Bacci.
2009: opera popolare contemporanea San Francesco d'Assisi, per pianoforte, orchestra e voci recitanti composta da Tiziano Albanese su testi di San Francesco, Dante, Tommaso da Celano.
2010: San Francesco brano dei Baustelle, tratto dall'album I mistici dell'Occidente
2011: "Preghiera al Crocifisso" per coro misto a quattro voci, Matteo Falloni (1969)

Note

^ Secondo Fonti Francescane, Edizioni francescane 1987 Editio minor, pg. XVII, nasce nel 1181, in estate o autunno.
^ "I primi testi in italiano che si segnalano per le loro qualità letterarie appartengono al XIII secolo: ilCantico di Frate Sole di san Francesco, scritto nel 1224 circa, e la lirica d'amore che fiorisce alla corte di Federico II (morto nel 1250)", in "Dal latino al volgare", Guglielmino-Grosser, "Il sistema letterario. Duecento e Trecento", Principato, 1987, pag. 71.
^ Secondo Fonti Francescane p. XVII, Ed, Francescane Editio minor, 1987 la nascita potrebbe però datarsi all'estate o all'autunno 1181
^ Alcune tra le principali agiografie scritte nel primo secolo dopo la morte di Francesco:
Tommaso da Celano: Vita Prima, Vita seconda e Trattato dei miracoli;
San Bonaventura da Bagnoregio: Leggenda maggiore;
Leggenda perugina (anonimo);
Leggenda dei tre compagni;
Fioretti di San Francesco.
^ Tommaso da Celano, Vita prima di San Francesco d'Assisi, parte I, cap. III, FF 328
^ Tommaso da Celano, Vita Prima di San Francesco d'Assisi, parte I, cap. II; FF 323
^ Tommaso da Celano: Vita Seconda di San Francesco d'Assisi, parte I, cap. II, FF 586-587
^ San Bonaventura da Bagnoregio, Leggenda maggiore, cap. II
^ Tommaso da Celano, Vita Prima di San Francesco d'Assisi, parte I, cap. IX; FF 356
^ Cannara risulta nelle trascrizioni iniziali dei Fioretti e in numerose fonti settecentesche (ad esempio la relazione sul Terz'Ordine Francescano dello storico Idaspe Pinquicetti, al secolo fra Giuseppe Cittadini del 1763 conservata negli Archivi del Sacro convento di Assisi oppure il Manuale dei Frati Minori pag. 8 Roma, 1776). Altri sostengono che si tratta invece di "Carnano" come risulta dagli studi sull'Archivio del Casato Baschi analizzato per la prima volta negli anni cinquanta dal prof. Marino Fioroni, ed oggi anche dal prof. arch. Paolo Marconi, dal prof. arch. Pier Luigi Venanzi
^ Cfr. Fonti Francescane, I Fioretti, edizione del 1846
^ come nella versione riportata in Wikisource I Fioretti di San Francesco, Cap XVI
^ Gli agiografi riportano inoltre un sogno avuto dallo stesso Papa quella notte: egli vide la Basilica del Laterano che stava per crollare, ed un uomo piccolo, povero e spregevole che la sosteneva sulle sue spalle. Questo sogno, insieme ad altri segni, convinse il Papa concedere un assenso alla regola
^ Questa chiesetta diventerà in seguito la chiesa madre dell'Ordine francescano.
^ Franco Cardini e Marina Montesano, Storia medievale, Firenze, Le Monnier Università, 2006. ISBN 8800204740 pag. 277
^ Quest'ultima tesi è sostenuta, in particolare da Chiara Frugoni. Lo storico Franco Cardini tende ad escludere l'idea di missione, che si svilupperà invece a partire dal secolo successivo, e propone piuttosto di leggere la sua azione come un supporto alla crociata. Per entrambi gli autori, cfr. Franco Cardini, Francesco e il sultano. La storia e il messaggio, in Francesco d'Assisi, otto secoli di storia (1209-2009), Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, 2009, pag. 43-53
^ Si veda ad esempio la citazione di Oliger L. "Liber exemplorum fratum minorum", pagg. 88-89, in "La Via Francigena e l'idea di Crociata" Di Francesco Saverio Barbato Romano, Gianandrea de Antonellis, Corrado Gnerre pagg. 62-65.
^ (cfr. Marco Meschini, San Francesco e l'islam in Il timone, marzo 2007, pag. 22-24 [1]). La visita di Francesco al sultano è stata altresì vista anche come ricerca del martirio o interpretata come desiderio di testimoniare, senza imporre, la fede cristiana ai saraceni (cfr. Franco Cardini, Francesco e il sultano. La storia e il messaggio, in Francesco d'Assisi, otto secoli di storia (1209-2009), Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, 2009, pag. 43-53)
^ Alcuni sostengono che non abbia alcuna credibilità la tradizione della sfida all'ordalia (pur dipinta da Giotto nel ciclo d'affreschi della Chiesa Superiore della Basilica del Santo ad Assisi) proposta da Francesco per determinare quale delle due rispettive fedi - quella sua e quella del sultano - fosse quella autentica. Secondo costoro, infatti, la personalità di Francesco è totalmente antitetica rispetto a gesti pregni d'intrinseca violenza, tanto più assurdi in un contesto in cui al santo cristiano era evidentemente concesso di tentare di far proselitismo nei confronti della stessa persona di al-Malik al-Kāmil. A tal fine si ricordano però i rapporti di cavalleria instauratisi fra i capi crociati e quellimusulmani fin dal tempo di Saladino e di Riccardo Cuor di Leone nel corso della Terza Crociata, con una quasi-investitura tra l'altro a cavaliere riservata proprio ad al-Malik al-Kāmil dal re plantageneto. Cfr. Claudio Lo Jacono, Storia del mondo islamico. Il Vicino Oriente, Einaudi, Torino, 2003, p. 380.
^ Questo episodio è citato anche in diverse cronache contemporanee dei crociati (in particolare:Giacomo da Vitry, Lettera del 1220 sulla presa di Damiata; Cronaca di Ernoul, cap. 27; Bernardo il Tesoriere, La conquista della Terra Santa, 1229-1230; Storia di Eraclio, 1230)
^ Si veda al riguardo lo stesso Testamento di Francesco, in cui invitava a non allontanarsi mai dallaRegola che egli aveva scritto.
^ Tommaso da Celano, Vita Prima di San Francesco d'Assisi, parte I, cap. XXX
^ il 4 ottobre secondo il computo temporale medievale, che faceva iniziare il nuovo giorno al tramonto del giorno precedente.
^ Luigi Pellegrini, Francesco di Assisi in Enciclopedia Europea Garanti. Vol. V, pp. 17-18.
^ Per un elenco si veda la bibliografia. Per la cronologia, si è seguita quella pubblicata su Fonti Francescane, Editio minor.
^ Nell'ultima edizione delle Fonti francescane (2004) ad una sezione è stato attribuito infatti un titolo dedicato al legame tra storia e teologia. Cfr. anche Raoul Manselli. Le fonti per la storia di san Francesco d'Assisi e San Francesco d'Assisi nel dibattito storiografico, in Raoul Manselli. San Francesco d'Assisi. Editio Maior. Cinisello Balsamo (MI), San Paolo, 2002, pp. 15-71.
^ Cfr F. Cardini, "Francesco e il sultano. La storia e il messaggio", in "Francesco d'Assisi, otto secoli di storia (1209-2009)", Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, 2009.
^ "I fioretti" cap. XVI di San Francesco d'Assisi secondo la versione in Umbro volgare del XIV secolo conservata negli Archivi del Sacro convento di Assisi
^ questa tradizione è confermata da numerose fonti come la biografia sulla vita di San Francesco scritta da Tommaso da Celano "Vita prima S. Francisci Assisiensis" cap. XXI e da "I fioretti" cap. XVI secondo la versione in umbro volgare del XIV secolo conservata negli Archivi del Sacro convento diAssisi
^ La regola era stata precedentemente approvata a voce da Innocenzo III. Per l'approvazione della Regola francescana, vedi il Registro del Papa Onorio III: http://asv.vatican.va/it/doc/1222.htm. Link consultato il 24 ottobre 2010.
^ M.Tosi Bobbio Guida storica artistica e ambientale della città e dintorni - Archivi Storici Bobiensi - Pag.98-100

Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/San_Francesco_d%27Assisi



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